KANUN – di GABRIELE PEDONE e ERVIS ESHJA

“Vuole lo zucchero nel caffè?” chiedo al Prof. Bari, lui mi sorride con ogni ruga del suo viso e con una calma che solo gli albanesi possiedono mi risponde “si grazie, anche se sono abituato a berlo amaro, sapete ho parenti che vengono da Shala, da Dibra e da Mat, e loro il caffè lo prendono amaro, è questa la regola ai funerali, per noi invece no!”.
Comincia così il suo racconto il Professore, ci guarda negli occhi a turno, è a suo agio, raramente ci sorride, la sua voce ha un rumore particolare, penetra forte come i suoni della montagna di Theth, da dove il Professor Bari proviene, ai piedi di Theth sorge Scutari.
Theth è un villaggio importante per la nostra ricerca, stiamo cercando di raccontare il Kanun, uno dei tanti in vigore tra le montagne albanesi.
Noi incentriamo il nostro racconto sul Kanun di Leke Dukagjini, il più importante codice consuetudinario albanese tra i numerosi codici creatisi nelle zone montane dell’Albania nel corso dei secoli.
Le esatte origini del Kanun sono tuttora poco chiare, visto che la totalità dei comportamenti descritti erano già presenti negli albanesi del medioevo se non prima. In forma scritta invece, lo si trova per la prima volta nel XV secolo, formatosi sull’iniziativa di Leke Dukagjini, il quale raggruppò questi concetti della vita sociale facendone la legge civile. Verrà poi tramandato principalmente in forma orale.
Regola tutta la vita, dalla nascita alla morte e come ci spiega il Professore….

Gabriele Pedone

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